Il Volto dell’Algoritmo: Se Instagram diventa la Nuova TV

Baddy e l'illusione dei Pixel: perché la media education è urgente

Il Volto dell’Algoritmo: Se Instagram diventa la Nuova TV

8–13 minuti

L’altro giorno, mentre mi perdevo nell’abitudine poco sana dello scrolling compulsivo — una pratica che sembra ormai sostituirsi al rito del caffè — mi sono imbattuto in un Reel che parlava di una modella: Baddie Batheany. Ha oltre 800.000 follower, curve impeccabili e uno sguardo magnetico. Ma c’è un dettaglio fondamentale: Baddie non esiste.

È un ammasso di pixel, un calcolo matematico, un prodotto dell’Intelligenza Artificiale generativa. Eppure, attrae milioni di follower e ha persino “scritto” un best-seller dispensando consigli sull’indipendenza femminile e sull’elisir di lunga vita. Baddie si presenta come un’umile boomer che si diverte nella sua fastlife hollywoodiana. Ciò che mi fa riflettere, però, non è il personaggio in sé, ma i commenti: esseri umani reali che si complimentano, la desiderano e la elevano a modello ideale.

@badiebethany l'estetica perfetta che non esiste. Un test per il nostro senso critic
@badiebethany l’estetica perfetta che non esiste. Un test per il nostro senso critico

La lezione del passato: La dieta di Abbadia

Per comprendere dove stiamo andando, dobbiamo guardare da dove veniamo. Nel 1996, Enrico Menduni condusse un esperimento pionieristico: la Dieta di Abbadia (dal comune di Abbadia San Salvatore). Coinvolse circa 200 bambini e ragazzi per monitorare il consumo televisivo, proprio come si fa con il cibo.

L’obiettivo non era spegnere la TV — un approccio proibizionista spesso inefficace — ma passare da un consumo bulimico e inconsapevole a una scelta critica. I ragazzi tenevano un diario, i genitori venivano coinvolti nella negoziazione di tempi e contenuti. I dati di Menduni mostrarono una maggiore consapevolezza del “tempo rubato” dallo schermo e una riscoperta dei legami sociali.

Tuttavia, quel modello mostra oggi i limiti di un’epoca ormai superata. Le televisioni degli anni ’90 erano “elettrodomestici sociali” situati in salotto e visibili a tutti. La dieta funzionava perché il mezzo era centralizzato e condiviso. Ma oggi?

Abbadia vs Instagram: Dalla dieta condivisa alla solitudine dell’algoritmo

Se cIl confronto tra l’esperimento di Abbadia e la realtà dei social network evidenzia una frattura profonda:

Il fallimento della negoziazione: Mentre ad Abbadia i genitori potevano negoziare il palinsesto, oggi quest’ultimo è creato in tempo reale dall’IA. Non esiste più un tavolo dove sedersi per decidere “quanto” guardare: lo scroll è infinito. Confrontiamo l’esperimento di Abbadia con la realtà dei social network, notiamo una frattura profonda:

Dallo schermo condiviso allo smartphone individuale: La TV di Menduni si metteva “a dieta” a tavola con i genitori. Instagram è un’esperienza solitaria, frammentata e attiva h24.

Dalla passività di massa alla passività personalizzata: Se ieri eravamo “utenti passivi” davanti alla TV, oggi siamo “utenti ipnotizzati” da algoritmi che creano le cosiddette Echo Chambers. Le nostre idee e visioni ci rimbombano contro, senza lasciare spazio all’altro o al differente.

  • Dalla TV condivisa allo smartphone individuale: La TV di Menduni si poteva “mettere a dieta” a tavola con i genitori. Instagram, invece, è un’esperienza solitaria, frammentata e h24.
  • Dalla passività di massa alla passività personalizzata: Se allora eravamo “utenti passivi” davanti alla TV, oggi siamo “utenti ipnotizzati” da un algoritmo che ci serve esattamente ciò che vogliamo vedere, creando una bolla impenetrabile dall’esterno, gli studiosi la chiamano Eco Chambers, dove le nostre idee, immagini, rappresentazioni e visioni ci rimbombano, senza lasciare spazio all’altro, al differente.
  • Il fallimento della negoziazione: Mentre ad Abbadia i genitori potevano negoziare il “palinsesto”, oggi il palinsesto è creato in tempo reale dall’IA. Non c’è più un tavolo dove sedersi per decidere “quanto” guardare, perché il social non finisce mai.

Infografica: confronto tra televisione e social network nella dieta mediatica

Dalla Dieta di Abbadia ai feed infiniti

Televisione vs social network

Televisione

anni ’90 — Abbadia 1996

PosizioneSalotto condiviso — visibile a tutti
FruizioneCollettiva, in famiglia o con amici
PalinsestoFisso, deciso dall’emittente
Controllo adultiDiretto e negoziabile al tavolo
Tipo di consumoPassivo e di massa
Fine contenutoProgramma finisce → pausa naturale
PersonalizzazioneNessuna — uguale per tutti
Dieta possibile?Sì — spegni, negozia, riduci
vs

Social network

oggi — feed h24

PosizioneSmartphone individuale — invisibile agli altri
FruizioneSolitaria, frammentata, ovunque
PalinsestoGenerato in tempo reale dall’IA
Controllo adultiImpossibile — bolla opaca dall’esterno
Tipo di consumoIpnotico e iper-personalizzato
Fine contenutoNon finisce mai — scroll infinito
PersonalizzazioneTotale — mostra ciò che vuoi vedere
Dieta possibile?Difficile — non c’è un tavolo dove sedersi

~200

ragazzi coinvolti nella Dieta di Abbadia (1996)

contenuti disponibili in un feed social senza interruzioni

1 canale

di negoziazione allora — zero oggi nella bolla algoritmica

La frattura profonda: la dieta mediatica di Menduni funzionava perché il controllo era centralizzato e condiviso. Oggi l’algoritmo costruisce una bolla individuale e impenetrabile — non esiste più un palinsesto da negoziare, né un momento in cui lo schermo si spegne da solo.

Fonte: Menduni, E. (1997). Primi risultati della «dieta di Abbadia».

La Nuova TV e la “Competenza Operativa”

Nel mio lavoro in comunità educativa pratico quotidianamente un azione – seguendo il verbo di Paolo Mottana – di Controeducazione e accendo la televisione durante il momento della cena. L’unico momento dove siamo tutti seduti e possiamo chiacchierare. Lo faccio perché ho credo che la TV possa essere un abbraccio condiviso, un sottofondo che alimenta argomentazioni e dilemmi comuni. Incoraggio a guardare la televisione. Alcuni miei colleghi mi hanno guardato storto. La reazione di questi ragazzi? La televisione è rumorosa e da vecchi.

L’unica cosa che mi viene da pensare è che la televisione ha perso di attrattività perchè si riconosce la finzione grossolana. Ma siamo sicuri che sia così? e soprattutto? questi stessi ragazzi, che passano ore e ore su Instagram e TikTok sono convinti di essere fruitori attivi e competenti nel discernere ciò che è vero da ciò che è falso? Come osserva Damiano Felini, esiste una credenza per la quale crediamo che i ragazzi siano esperti di tecnologia solo perchè sanno far funzionare tali strumenti. I Ragazzi sono competenti nelle procedure operative ma, nel concreto, mancano totalmente di competenze di lettura critica, di etica e di partecipazione positiva. Hanno in mano strumenti potentissimi che non sanno veramente usare. Spesso e volentieri, insieme ai ragazzi, guardiamo, sconcertati, video violenti che girano in rete dalle risse fuori scuola alle mutilazioni dei genitali nei paesi dove tale pratica è legge.

Allora mi viene naturale riflettere: Se 800.000 persone seguono un’identità sintetica senza porsi domande, siamo di fronte a una nuova forma di passività: Instagram è la Nuova TV, dove il netcasting (la costruzione dei contenuti dal basso) si è arreso a una fruizione acritica e ipnotica. Se la Tv era il Grande Fratello, Instagram è lo specchio deformante di una realtà di plastica.

Vivere nella “Onlife” e il crollo del discernimento

Se la vita è Onlife, come teorizzato da Luciano Floridi, il rischio è che il virtuale non sia più un’estensione del reale ma un suo surrogato. Stiamo assistendo ad un fenomeno che potrebbe essere solo l’inizio. Una modella IA cosa potrebbe provocare? Penso alle false aspettative sui canoni estetici – in questo caso non colpirebbe solo le ragazze – e, soprattutto, penso al come ci si può affezionare a dei personaggi che da un giorno all’altro potrebbero morire, essere dimenticati dal loro stesso anonimo creatore creando ferite in chi, connettendosi con l’altro prova fisiologicamente emozioni, generando legami. Possiamo permetterci di giocare con l’empatia dell’uomo? Se Baddie muore perchè non crea più profitti chi ci perde? Allora siamo ad un nuovo processo di mercificazione ma questa volta potrebbe dissolversi nell’aria citando il nostro caro Marx.

La mia intenzionalità pedagogica, ovvero di incoraggiare i ragazzi a guardare la televisione serve proprio a questo: mostrare loro la differenza tra una finzione dichiarata ( il film, il talk show, Grande Fratello, Isola dei Famosi) e una finzione che si traveste da esistenza: il profilo IA. Nella Televisione il confine è netto, sui social un po’ meno.

Domare la tecnologia: andare oltre la Tecnofobia

Per i genitori, gli insegnanti, gli educatori, gli psicologi, la sfida è enorme. Non dobbiamo però cedere alla demonizzazione. un testo recentissimo che collega neuroscienze e pedagogia, scritto a 6 mani da Vittorio Gallese, Stefano Moriggi e Pier Cesare Rivoltella ci insegna che bisogna partire dalla genesi della tecnologia: essa è un’estensione della nostra evoluzione e va accolta. Damiano Felini, nel 2009, in un suo passo di Galassia elettronica, comunicazione globale e questione educativa, suggeriva di non fare crociate protezionistiche perché sono inefficaci. La tecnologia va domata.

Quindi dobbiamo ricordarci che un’educazione ai media e attraverso i media è fondamentale ed urgente. L’educazione ai media deve essere un’educazione liberale per tutti, che aiuti i ragazzi a diventare cittadini attivi e non solo consumatori posmoderni di segni e simboli. Tutti noi dobbiamo applicarci un po’ di più, conoscere la storia dei media, comprendere come l’IA è uno strumento potentissimo ma pur sempre un costrutto umani. Non possiamo più permetterci il lusso di dire “non ci capisco niente”.

Metterci la faccia: tra strumento e inganno

C’è una linea di demarcazione etica che dobbiamo tracciare con forza per i nostri ragazzi. Personaggi pubblici come Marco Montemagno utilizzano video generati interamente con l’ausilio dell’AI, e persino questo articolo, in alcune sue parti strutturali, è stato rifinito con il supporto di un algoritmo.

Ma c’è una differenza abissale. Montemagno, io, e tanti altri professionisti ci mettiamo la faccia e lo dichiariamo. Usiamo l’IA come un’estensione della nostra creatività o del nostro lavoro.

Il problema sorge quando dietro un profilo da un milione di follower c’è il vuoto, l’anonimato. Chi si nasconde dietro Baddie Batheany? Un’agenzia di marketing speculativo? Un programmatore annoiato? Un collettivo di truffatori? Quando l’utenza — specialmente quella minorenne, per definizione più fragile — non è consapevole dell’inganno originario, il contratto sociale e comunicativo si rompe, lasciando spazio alla manipolazione pura.

Allora diviene fondamentale quello che i professionisti della Media Education suggeriscono. Dobbiamo porci le domande giuste ” cosa c’è dietro questo schermo? perchè questo contenuto è così perfetto? cosa succederà quando questo personaggio virtuale verrà spento o cancellato dal suo creatore? Non possiamo navigare nel mare magnum di pixel, in questo galassia e lasciarci coinvolgere romanticamente da tutto ciò che ci propinano. Come sostiene Felini dobbiamo formare una competenza mediale che sia anche coscienza morale. Dobbiamo insegnare ai ragazzi a svegliarsi dal sonno ipnotico della nuova Tv social, a guardare dietro i pixel di Baddie Batheany e a cercare la verità. Solo così potremmo evitare che la nostra vita OnLife diventi una gabbia dorata – di weberiana memoria – programmata da un algoritmo che non ha cuore, ma solo calcoli.

Adolescenza Adulti assistente sociale comunità Comunità Educative comunità per minori educatore professionale educatori educazione Elisa Zobbi fenomenologia film genitori insegnanti Juri Bruni Lawrence Kohlberg Luciano Floridi mediaeducation minori Paolo Mottana parma pedagogia Piero Bertolini Psicoterapia sistemica ragazzi difficili rap riflessioni Servizi sociali sociologia strada unipr Vilfredo Pareto welfare équipe

Condividi questo post


lesisterepedagogico
Panoramica privacy

This website uses cookies so that we can provide you with the best user experience possible. Cookie information is stored in your browser and performs functions such as recognising you when you return to our website and helping our team to understand which sections of the website you find most interesting and useful.