L’importanza della media education nella relazione educativa

L’importanza della media education nella relazione educativa

Ritengo importante il prezioso contributo che film, musica e libri possano essere di aiuto, supporto nella relazione educativa con tuo figlio.
Al giorno d’oggi, bambini e ragazzi, trascorrono molto tempo davanti a dispositivi digitali, navigando su piattaforme che erogano materiale da intrattenimento.
Con Spotify, Netflix, Prime Video, Instagram e Youtube, i ragazzi sono letteralmente bombardati da materiale che viene fruito e a volte abusato. Immaginiamo un bambino di 10 anni che, mentre naviga su un motore di ricerca, si imbatte in contenuti un po’ troppo proibitivi e, ovviamente, non essendo in possesso di strumenti atti per poter affrontare la contemporanea Galassia di Gutenberg. Anzi la curiosità lo spingerà verso l’infinito ed oltre e chissà dove potrà estendersi questa infinita ragnatela.


Nell’era digitale non è facile essere genitori. È importante, a detta di molti professionisti tra cui pedagogisti, pediatri e psicologi, conoscere e comprendere quali sono questi materiali audiovisivi che vengono proposti ai nostri figli e che, inevitabilmente, producono nuovi valori, nuovi atteggiamenti, nuove mode e nuove visioni di mondo che, a primo impatto paiono incomprensibili.
In una curiosa ricerca che avevo fatto quando ero studente all’Università, ero andato ad intervistare i genitori che possedevano almeno un figlio di anni superiore ai 3. Ipotizzavo che sotto ai 3 nessun genitore lasciasse in mano un dispositivo elettronico.
In una giornata ero riuscito ad intervistare 14 genitori, 9 di questi «hanno figli che possiedono il tablet» e «fanno utilizzare al figlio il proprio smartphone o tablet». Solo 5 di questi hanno «vietato l’utilizzo».
I genitori in questione esplicitavano chiaramente un disinteresse nel rispondere. Sospettosamente avranno pensato «ma che cosa vorrà da me? Io farò quello che mi pare e piace con mio figlio». Ovviamente avevano ragione, io, ingenuo studente non immaginavo quanto una ricerca possa essere invasiva; ma sono certo che quel giorno, la mia intervista abbia contribuito a sviluppare un po’ di consapevolezza sulle loro competenze genitoriali.
Continuando con l’intervista, mancavano altri due aspetti che meritavano una risposta. In primo luogo, le regole. Anche qui, seppur il campione minimo, solo 2 genitori su 7 che pongono regole circa l’utilizzo dei media, «tengono conto del tempo e utilizzano i nuovi media come surrogato della televisione».
L’ultima questione riguardava l’interesse o meno a partecipare, se fosse disponibile, ad un corso informativo sulla media education: «6 genitori su 12 si ritenevano interessati.»

È importante quindi, se non necessaria, un’educazione ai media e, soprattutto con i media, per i genitori o i caregivers. Perché questo? Perché un genitore che si dimostra poco abile nel maneggiare strumenti tecnologici digitali può perdere credibilità agli occhi del figlio? Perché è utile fruire e condividere insieme al proprio figlio l’esperienza mediale che sia un video o una canzone?
Ovviamente la media education, cui dedicherò altri spazi all’argomento, è una modalità di approcciarsi alla relazione con tuo figlio non condannando e demonizzando i dispositivi digitali ma utilizzarli in favore di esperienze positive e costruttive per migliorare la relazione educativa ed approfondire il vasto mondo dell’adolescenza e dell’infanzia.

Ma, di base, prima di parla di media education, bisogna comprendere che le regole sono strutture che permettono di stabilire gli spazi e i tempi utili per fruire dei dispositivi digitali.

Gli studi (faccio riferimento ad una ricerca di Terre des Hommes nel 2010) dimostrano che solo 18% dei genitori conoscono le modalità efficaci per fruire dei media digitali con i loro pargoletti. Questi genitori sono più efficaci e comprendono la relazione che si instaura tra figlio e il dispositivo digitale; utilizzano costruttivamente il dialogo per rendere i figli più consapevoli. Sono consapevoli dell’importanza del limite temporale, ovvero di stabilire criteri nei tempi e nelle modalità di utilizzo.
In Nativi Digitali, Giuseppe Riva, professore dell’Università Cattolica di Milano, sottolinea come «i dati attualmente disponibili mostrano come già quattro bambini su dieci, di età compresa tra i 2 e i 4 anni, usino abitualmente uno strumento touch screen per giocare o guardare video».
Non mi sorprende questa asserzione. Nella mia concreta esperienza, la mia nipotina di due anni, ad esempio, scorre col ditino sul touchpad per selezionare indiscriminatamente quale video guardare sull’app, riesce a comprendere schemi logici senza nemmeno saper leggere ( saltare pubblicità), e si interfaccia, mio malgrado, durante i momenti dedicati al pasto.
I nuovi media sono diventati, de facto, il perno dell’esperienza quotidiana delle nuove generazioni, e di certo la pandemia non ha contribuito a migliorare lo stato delle cose.
Ritengo quindi fondamentale, per poter riprendere le redini educative, stabilire fin da subito delle regole ben precise che permettono così al genitore di tenere monitorato la situazione e di stabilire e intessere relazioni che vadano ad implementare esperienze positive all’interno del mondo digitalizzato.

Autore

  • Sono Alessandro Lupo, pedagogista. Lavoro a Parma nelle comunità educative per minori e qui raccolgo strumenti e riflessioni nati dal campo.

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Lupo Alessandro Educatore e Pedagogista
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