Chi sono i Minori Stranieri Non Accompagnati
e perché l’inclusione è una sfida educativa
In Italia arrivano ogni anno migliaia di ragazze e ragazzi soli. Senza genitori, senza tutori, spesso senza documenti. Li chiamiamo MSNA — Minori Stranieri Non Accompagnati — e la loro storia ci interroga come educatori, come operatori e come società.
La loro condizione è definita giuridicamente dal DPCM n. 535/1999 e affinata dal D.lgs. n. 85/2003: sono minorenni, cittadini di stati extra-UE o apolidi, presenti in Italia senza un genitore o un adulto legalmente responsabile. Un vuoto di cura che il sistema istituzionale deve colmare — e che la Legge Zampa (L. 47/2017), unica nel suo genere in Europa, cerca di riempire con strumenti concreti: divieto assoluto di respingimento, nomina di tutori volontari, diritto incondizionato all’istruzione.
Ma chi sono davvero questi ragazzi? Come osservano Cerrocchi e Porcaro (2023) nel loro studio frutto del Progetto ALI MSNA 2° Volo, ogni MSNA vive simultaneamente una triplice transizione: il passaggio all’età adulta, il viaggio migratorio come esperienza formativa, la rielaborazione dei traumi accumulati prima, durante e dopo il percorso. Una complessità che richiede sguardi educativi non ordinari.
«La scuola deve essere pensata come presidio di pensiero e di democrazia, capace di contrastare l’esclusione sociale attraverso interventi strutturali, organici e profondi.» — Cerrocchi L., Porcaro E. (a cura di), Minori Stranieri Non Accompagnati, FrancoAngeli 2023
L’inclusione non può essere considerato un atto di generosità destinato ai pochi e ai fortunati ma deve essere in primo luogo responsabilità civile. Richiede co-progettazione tra scuola, strutture di accoglienza, servizi territoriali e mondo del lavoro. Richiede insegnanti formati, tutori preparati, reti efficienti. E richiede, soprattutto, che si riconosca nelle competenze di questi ragazzi — la resilienza, il plurilinguismo, la capacità di adattamento — non un deficit da colmare, ma una risorsa da valorizzare.
Il Vademecum UNICEF per l’Orientamento Formativo e Professionale (2024), finanziato dall’Unione Europea, offre una mappa pratica di percorsi, diritti e strumenti. L’infografica interattiva qui sotto ne sintetizza i contenuti principali, pensata per operatori, tutori, insegnanti e per i ragazzi stessi, per orientarsi nel vasto ginepraio europeo e, Invito i colleghi a render partecipi i ragazzi dei loro diritti; tuttavia, affinché questi possano essere davvero garantiti, è fondamentale che i giovani si impegnino in prima persona: devono leggere, studiare e informarsi affinché essi ne escano consapevoli, protagonisti e pronti a far valere le proprie ragioni con la forza della conoscenza.
Trova la scuola più vicina: cercalatuascuola.istruzione.it
I corsi vanno dall’alfabetizzazione A1-A2 (180 ore) fino alla licenza media (400 ore) e a percorsi tecnici (825 ore).
B — Scuola superiore: Liceo, Istituto Tecnico o Professionale. 5 anni → diploma di maturità.
ITS: 2–3 anni → certificato di specializzazione tecnica superiore.
IFTS: 1 anno di formazione tecnica superiore.
Disponibili borse di studio per titolari di protezione internazionale (Ministero del Lavoro).
Retribuzione: voucher formativi a copertura del corso.
Punto di forza: apprendimento pratico in laboratorio. Dopo il 4° anno è possibile fare il 5° anno per ottenere la maturità.
Retribuzione: indennità minima obbligatoria 300 €/mese per tirocini extra-curriculari (varia per regione).
Ente promotore: centri per l’impiego, agenzie per il lavoro, associazioni, enti no profit.
Retribuzione: borsa variabile pagata dall’ente promotore, non dall’azienda.
Promotori: Regione, Comune, fondazioni, cooperative sociali.
Retribuzione: stipendio mensile.
Durata: min. 6 mesi. L’apprendistato di 1° livello (15–25 anni) consente di assolvere all’obbligo scolastico.
Durata: 8–12 mesi, min. 25 ore settimanali. Retribuzione mensile prevista.
Come candidarsi: domandaonline.serviziocivile.it (con SPID).
Bonus: accesso preferenziale per giovani con minori opportunità.