Diario di Osservazione Fenomenologica per educatori che operano in comunità educative per minorenni

Noema, strumento di osservazione fenomenologica per educatori di comunità: esagono turchese e senape che rappresenta le sei dimensioni dell'esistere

Diario di Osservazione Fenomenologica per educatori che operano in comunità educative per minorenni

NOEMA

Diario di osservazione fenomenologica per educatori di comunità

Dal greco nóēma: ciò che appare alla coscienza quando si smette di spiegarlo. Il nome arriva da Husserl, il metodo da Bertolini.

Il problema da cui nasce

Un educatore torna a casa dopo il turno e sa che è successo qualcosa. Non saprebbe dire bene cosa: un silenzio più lungo del solito a cena, un ragazzo che si è messo a sparecchiare senza che nessuno glielo chiedesse, una frase buttata lì mentre uscivano. Sa che conta. Sa anche che fra tre giorni, quando dovrà scrivere la relazione per il servizio sociale, quel dettaglio non ci sarà più.

Questa è la prima perdita. Ce n’è una seconda, più sottile. Quando quell’educatore finalmente si siede a scrivere, la pagina bianca gli chiede implicitamente di spiegare. E lui scrive che il ragazzo «è apparso chiuso», che «manifesta difficoltà relazionali», che «mostra segnali di disagio». Formule che sembrano professionali e che in realtà hanno già fatto sparire il ragazzo: quello che resta è una diagnosi in miniatura, non un’esistenza.

La domanda che sta sotto a questo strumento è semplice: come si scrive di un ragazzo senza averlo già spiegato? Non è una questione di stile. È una questione epistemologica — e, dal 2022, anche una questione giuridica.

Perché fenomenologica

Piero Bertolini sosteneva che l’educatore debba accostarsi al ragazzo mettendo tra parentesi quello che già sa di lui: la cartella, la diagnosi, il racconto dei colleghi, la propria stanchezza. Non per ignorarli — sarebbe ingenuo e anche scorretto — ma per non lasciare che decidano in anticipo cosa si vedrà. È l’epoché husserliana trasferita dentro il lavoro educativo: sospendere il giudizio abbastanza a lungo da permettere a qualcosa di inatteso di comparire.

L’educatore fenomenologicamente orientato è colui che sa guardare l’altro come possibilità, e non come risultato di cause che lo precedono. dall’impianto teorico di Piero Bertolini, L’esistere pedagogico (1988) e Ragazzi difficili (1993)

Nel lavoro di comunità questo ha una conseguenza molto pratica. Un ragazzo arriva con una storia già scritta da altri: provvedimenti, relazioni, segnalazioni, a volte anni di documenti. Se l’educatore legge ogni suo gesto dentro quella cornice, la cornice si conferma da sola. Il ragazzo diventa il suo fascicolo. L’epoché serve esattamente a tenere aperta la crepa in cui può entrare qualcosa che il fascicolo non prevedeva.

C’è però un punto su cui vale la pena essere onesti, perché riguarda il senso stesso di uno strumento come questo. L’epoché non è una tecnica che si attiva compilando un modulo: è una postura che si costruisce negli anni, nella supervisione, nel confronto in équipe. Nessun software la insegna. Quello che un diario può fare è molto più modesto — e per questo più sincero: tenere separato il momento in cui si descrive da quello in cui si interpreta. Non garantisce lo sguardo giusto. Rende però visibile il passaggio in cui lo sguardo diventa giudizio, e questo è già parecchio.

Tre domande, in quest’ordine

La struttura dello strumento è volutamente povera. Tre domande, sempre le stesse, da compilare nell’ordine in cui sono poste. L’ordine non è un dettaglio: è il metodo.

1

Cosa ho visto fatti

Il momento come lo avrebbe visto chiunque fosse stato lì. Gesti, posture, movimenti, chi c’era, cosa è successo prima e dopo. Al presente, come una fotografia. Il criterio di controllo è semplice: un collega presente avrebbe potuto scrivere la stessa frase?

2

Cosa è stato detto dichiarazioni

Le parole esatte, fra virgolette. Del ragazzo, di altri ragazzi, dei colleghi. Non il riassunto di quello che voleva dire, ma quello che ha detto. Se le parole precise non si ricordano, lo si scrive — ed è un’informazione anche quella.

3

Cosa mi resta valutazioni

Solo adesso l’educatore ha diritto di parola come interprete. Cosa lo ha colpito, cosa ha sentito stando lì, quale domanda gli è rimasta. Qui sono ammesse le immagini, le metafore, le sensazioni fisiche: è il luogo della soggettività dichiarata, non nascosta dentro un aggettivo tecnico.

Chi conosce la riforma del processo civile avrà riconosciuto qualcosa. Quei tre momenti sono esattamente la struttura che l’articolo 473-bis.27 del codice di procedura civile, introdotto dalla riforma Cartabia, impone alle relazioni dei servizi: fatti, dichiarazioni e valutazioni devono risultare distinti, e il metodo con cui si è valutato va dichiarato.

È una coincidenza che vale la pena notare. Il legislatore e la fenomenologia chiedono la stessa cosa per ragioni opposte: il primo per rendere la relazione contestabile nel contraddittorio, la seconda per non schiacciare la persona sotto l’interpretazione di chi la osserva. Noema sta in mezzo a questa convergenza: un’osservazione fatta bene dal punto di vista pedagogico risulta, per conseguenza, già conforme — e non il contrario.

Il secondo livello: le sei dimensioni

Le tre domande bastano per la registrazione quotidiana. Quando serve andare più a fondo — prima di un’équipe, prima di una relazione, quando un ragazzo sfugge alla comprensione — lo strumento apre un secondo livello: sei modi di rileggere lo stesso momento già descritto.

CorporeitàCome stava nel suo corpo: postura, respiro, voce, energia, distanza fisica.
SpazialitàCome abitava lo spazio: dove si è messo, cosa ha evitato, cosa ha reso suo.
TemporalitàChe tempo viveva: attesa, fretta, ripetizione, sospensione. Il passato o il futuro sono affiorati?
RelazionalitàCome stava con gli altri: cercava, evitava, si prendeva cura, teneva le distanze.
IntenzionalitàVerso cosa era rivolto: una direzione, uno scopo, un desiderio anche minimo.
AffettivitàChe clima emotivo si respirava: non «cosa provava», ma come era presente nel mondo.

Due avvertenze sul loro uso, perché sono il punto in cui uno strumento del genere può tradire la propria premessa. La prima: non sono caselle da riempire tutte. Restano vuote quelle che non dicono niente, ed è normale che accada quasi sempre. La seconda, più importante: non sono sei aspetti separati di un ragazzo. Sono sei prospettive sulla stessa esistenza, che è una e indivisibile. Si guardano una alla volta perché la mente umana funziona così, non perché il ragazzo sia fatto a scomparti.

Per questo nello strumento non ci sono punteggi, scale, caselle da spuntare. Erano presenti in una prima versione e sono state tolte: trasformavano l’osservazione in una valutazione mascherata, che è esattamente ciò da cui questo lavoro cerca di tenersi lontano.

Usa Noema

Lo strumento funziona nel browser, senza registrazione e senza connessione dopo il primo caricamento. Puoi usarlo online oppure scaricarlo e tenerlo sul computer della comunità.

Scarica Noema

File HTML singolo, circa 24 KB. Si apre con un doppio clic in qualsiasi browser, anche senza internet. Nessuna installazione.

Come si usa, in pratica

  1. Apri lo strumento a fine turno, finché il ricordo è ancora caldo. Bastano due minuti.
  2. Inserisci solo un codice o le iniziali del ragazzo. Mai il nome completo.
  3. Rispondi alle tre domande nell’ordine in cui sono poste, senza saltare avanti.
  4. Se serve approfondire, passa all’osservazione estesa e lavora sulle dimensioni che ti dicono qualcosa.
  5. Genera il PDF: esce già strutturato per il confronto con il servizio sociale.
  6. Archivia il file secondo le procedure del tuo ente.
Sui dati. Noema non ha un server e non invia niente da nessuna parte. Tutto quello che scrivi resta nel browser e sparisce quando chiudi la pagina: non c’è salvataggio automatico, quindi genera il PDF prima di chiudere. Il file prodotto resta sul tuo dispositivo e sei tu a decidere dove conservarlo. Dentro lo strumento usa sempre codici o iniziali, mai il nome per esteso: i dati dei minorenni in comunità sono dati particolari ai sensi dell’articolo 9 del GDPR, e vanno trattati secondo il piano privacy del tuo ente. Prima di trasmettere una relazione, verifica che il trattamento rientri nell’informativa resa alla famiglia o al tutore.

Cosa questo strumento non è

Vale la pena dirlo chiaramente, perché un diario di osservazione può essere frainteso:

  • Non è uno strumento diagnostico. Non misura, non classifica, non produce profili. Non sostituisce la valutazione psicologica o neuropsichiatrica, che spetta ad altri professionisti.
  • Non è una relazione per l’autorità giudiziaria. Produce materiale osservativo documentato che può confluire in una relazione, ma la relazione resta un atto professionale che richiede altro lavoro.
  • Non sostituisce l’équipe né la supervisione. Un’osservazione scritta da soli resta parziale per costruzione. Il senso emerge nel confronto.
  • Non garantisce la sospensione del giudizio. Separa i momenti in cui il giudizio entra. Che poi entri bene o male dipende da chi scrive, dalla sua formazione, dalla sua onestà.

Perché è gratuito

Gli strumenti di questo sito nascono dentro il lavoro, non accanto. Noema viene da anni di turni in comunità educativa e dalla constatazione che la documentazione educativa è quasi sempre il punto in cui il lavoro si impoverisce: si scrive in fretta, si scrive per adempimento, si scrive con formule imparate. Eppure è anche il punto in cui un ragazzo può essere raccontato in un modo che gli somiglia — o in un modo che lo cancella.

Se lo strumento è utile, usatelo. Se dopo averlo usato vi sembra che manchi qualcosa o che sbagli qualcosa, scrivetemelo: gli strumenti di questo sito migliorano solo così.

Riferimenti

Fonti teoriche

Bertolini P., L’esistere pedagogico. Ragioni e limiti di una pedagogia come scienza fenomenologicamente fondata, La Nuova Italia, Firenze 1988.

Bertolini P., Caronia L., Ragazzi difficili. Pedagogia interpretativa e linee di intervento, La Nuova Italia, Firenze 1993.

Husserl E., Idee per una fenomenologia pura e per una filosofia fenomenologica (1913), Einaudi, Torino 2002.

Merleau-Ponty M., Fenomenologia della percezione (1945), Bompiani, Milano 2003.

Schön D., Il professionista riflessivo. Per una nuova epistemologia della pratica professionale (1983), Dedalo, Bari 1993.

Demetrio D., Raccontarsi. L’autobiografia come cura di sé, Raffaello Cortina, Milano 1996.

Riferimenti normativi

D.Lgs. 10 ottobre 2022, n. 149 (riforma del processo civile, c.d. riforma Cartabia), in particolare art. 473-bis.25 e art. 473-bis.27 c.p.c.

Regolamento (UE) 2016/679 (GDPR), in particolare artt. 5 e 9.

Legge 7 aprile 2017, n. 47 (minori stranieri non accompagnati).

Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Linee di indirizzo per l’accoglienza nei servizi residenziali per minorenni, 2017.

Noema — Alessandro Lupo, educatore professionale socio-pedagogico, Pedagogista Parma
Distribuito gratuitamente con licenza Creative Commons BY-NC-SA 4.0:
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lesisterepedagogico.it

Autore

  • Sono Alessandro Lupo, pedagogista. Lavoro a Parma nelle comunità educative per minori e qui raccolgo strumenti e riflessioni nati dal campo.

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Lupo Alessandro Educatore e Pedagogista
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