L’Algebra Morale: Un Dispositivo contro la Logica del Sorvegliare e punire
In Sorvegliare e Punire, Michel Foucault descrive come le istituzioni (carceri, ospedali, scuole) abbiano storicamente utilizzato la disciplina per fabbricare corpi docili. La logica della punizione in comunità – nello specifico in una comunità educativa per minorenni – spesso non è altro che un’estensione di questo potere disciplinare: una sanzione che non educa, ma addestra il minore a essere osservato, giudicato e normalizzato.
Credo fortemente che per uscire dalla logica dell’istituto, nono serva un atto di rottura. L’Algebra Morale nasce come strumento di innovazione Pedagogica: un dispositivo che trasforma la trasgressione da “colpa da punire” a “occasione di mediazione” e riparazione del legame educativo.
Il Quadro Teorico: Decostruire il Panopticon Educativo
Non è questa la sede per dilungarci sulla filosofia dell’Algebra morale, altri hanno scritto e qui lascio il loro contributo. Preme invece, considerare l’Algebra morale come un dispositivo di scaffolding relazionale per le comunità educative. Nelle comunità educative, spesso e volentieri, ci troviamo a dover mediare conflitti e destrutturare credenze e convinzioni dei ragazzi che, ai loro occhi, paiono furbi e intelligente. L’intervento educativo intenzionale standard è la punizione, ma esso conferma solo l’idea che il potere appartiene a chi detiene l’autorità.
Lo strumento dell’algebra morale, cui metterò il link di accesso alla fine della pagine, è legato su tre cornici teoriche di riferimento:
- La teoria dello sviluppo morale a sei stadi di Kohlberg e l’atmosfera morale ci insegna che il ragionamento morale evolve per stadi. Per uno studio attento di Kholberg si rimanda a Zobbi, 2023.
- Dalla mia esperienza professionale emerge che il minorenne ospite in comunità operi quasi esclusivamente allo Stadio 2 – individualismo e scambio strumentale. In altre parole, il ragazzo agisce per ottenere ricompense o perseguire interessi personale. è il cosiddetto Occhio per occhio.
- Questione: Il ragazzo spesso e volentieri agisce e valuta un’azione solo in base al proprio tornaconto alla possibilità di eludere la punizione. Se trasgredisce e non viene scoperto ( o punito abbastanza duramente) per lui è una vittoria. Se il ragazzo è allo stadio 2 ( egoistico) parlargli dello stadio 5 ( ovvero dei diritti dell’uomo) potrebbe non comprenderlo.
- Soluzione operativa: Bisogna esporlo allo Stadio 3 (Approvazione sociale e legami). L’Algebra Morale lo accompagna in questo salto, chiedendogli di quantificare i danni relazionali della sua azione. Il limite 0-10 nel punteggio non è casuale: costringe il ragazzo a una gerarchizzazione dei bisogni. Deve decidere cosa pesa davvero.
- L’atmosfera morale e clima istituzionale: se il clima è punitivo, il minore obbedisce solo per paura. Kholberg non vedeva la morale come una lezione frontale ma come un’esperienza di democrazia partecipativa. La comunità non deve essere un luogo di custodia ma una società, a livello micro, dove il ragazzo deve sperimentare il potere della scelta e non, come accade spesso, subirla. L’obbedienza eterodiretta è priva di senso critico e non ha valenza educativa. L’algebra morale funziona se il clima è disteso: la trasgressione deve divenire un dato con il quale riflettere insieme, spostando il baricentro dalla paura alla responsabilità. in questo caso rimando ad alcuni miei interventi passati: link
- Dalla mia esperienza professionale emerge che il minorenne ospite in comunità operi quasi esclusivamente allo Stadio 2 – individualismo e scambio strumentale. In altre parole, il ragazzo agisce per ottenere ricompense o perseguire interessi personale. è il cosiddetto Occhio per occhio.
- Teoria dei giochi di Nash: oltre il dilemma del prigioniero:. Ogni infrazione in comunità è una mossa strategica. se rispondiamo con una sanzione asettica cadiamo nel dilemma del Prigioniero ipotizzato da Jhon Nash:
- l’educatore fa lo sbirro per non perdere autorità;
- il ragazzo fa il furbo per non perdere la faccia;
- risultato: entrambi perdono valore e il legame educativo si logora.
- L’algebra morale, quindi, cerca l’Equilibrio Paretiano: una situazione in cui è possibile migliorare la condizione di entrambi i soggetti coinvolti.
Case Study: Vodka ed Equilibrio Paretiano
La situazione: Marco, 16 anni, rientra in comunità con una bottiglia di vodka. Gli educatori lo scoprono. Marco si sente un “fesso” per essersi fatto beccare e si aspetta la solita punizione (niente uscite per una settimana e niente smartphone per una settimana).
Scenario fallimentare ( dilemma del prigionierio)
Gli educatori seqeustrano la bottiglia e mettono Marco in punizione. Marco prova rabbia, senso di ingiustizia e frustrazione e potrebbe pensare “la prossima volta devo nasconderla meglio”. Marco in questo modo non ha imparato nulla ne è sull’alcol e del motivo del perchè non deve essere portata in una comunità per minorenni, nè sulla fiducia e ha imparato solo a odiare le regole. Entrambi hanno perso.
Ipotetico scenario vincente
Decidiamo di non punire Marco. Usiamo l’Algebra morale per analizzare la giocata di Marco.
| Voce di Analisi | Punteggio (Marco) | Lente dell’Educatore |
| Vantaggio: Sballo / Status nel gruppo | 9 | “Capisco che per te quel 9 sia importante.” |
| Costo: Rischio di segnalazione / Salute | 3 | “C’è anche un rischio legale che pesa.” |
| Danno Relazionale: Fiducia tradita | – | “Qui sta il punto: quanto pesa sulla nostra relazione?” |
Perché è un Equilibrio Paretiano?
- Vittoria dell’Educatore: Non ha dovuto usare la punizione come strumento per relazionarsi(che sono faticosi e logoranti). Ha mantenuto l’alleanza e ha portato Marco a ragionare sui numeri, non sulle urla.
- Vittoria di Marco: Non subisce una sanzione umiliante e potremmo esagerare, infantile? . In cambio della “non-punizione”, gli viene chiesta un’azione riparativa (es. gestire l’organizzazione di un’attività sportiva per il gruppo).
Il risultato: Marco cresce in responsabilità perché “paga” il debito con un’azione scelta e non subita. L’educatore ottiene una riparazione del danno e un ragazzo più consapevole. Entrambi hanno vinto: questo è l’Ottimo Paretiano.
In conclusione
L’Algebra Morale è un atto di resistenza perché rifiuta la semplificazione del castigo come intervento educativo. Ci obbliga a so-stare nel conflitto, a usare la logica dove regna l’impulso e a trattare il minore non come un corpo da addestrare, ma come un soggetto capace di calcolare il valore della propria libertà, dando valore ad ogni momento, soprattutto critico della relazione educativa.
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