Dentro uno studio pedagogico: affettività, ascolto e cura. Un viaggio nello spazio educativo creato da Marta Tropeano a Parma

Dentro uno studio pedagogico: affettività, ascolto e cura. Un viaggio nello spazio educativo creato da Marta Tropeano a Parma

Dentro uno studio pedagogico: affettività, ascolto e cura. Un viaggio nello spazio educativo creato da Marta Tropeano a Parma

Parlare di studi pedagogici, fino a qualche anno fa, sembrava parlare di un’utopia. Sappiamo benissimo che, al giorno d’oggi, tutti si riempiono la bocca parlando di educazione, di affettività, del bisogno impellente di formare le nuove generazioni a sentimenti più puri.
Ma, di solito, chi ne parla proviene dall’ambiente sanitario: quell’ambiente così autorevole e strutturato, nel sapere e nel potere, che ci mette spesso a dura prova nella possibilità di contestarlo; percependoci inadeguati e inferiori nel rispondere in modo alternativo a quella che sembra essere una medicalizzazione della società.

Lo studio pedagogico ” Il filo rosso del cuore” di Marta Tropeano, invece, offre un pensiero alternativo. Offre un pensare altrimenti su tematiche che, con urgenza, vengono continuamente richiamate dalla televisione e raccomandate dagli “esperti”. Non è solo una provocazione: è un cambio di prospettiva. È davvero un pensare altrimenti.

La pedagogia ne è piena, nei suoi libri, di queste riflessioni. Ma a volte – solo a volte – incontriamo professioniste coraggiose, capaci di dare forma concreta a questi pensieri, strutturando attività e percorsi tali da costruire un vero studio a misura di bambino.

Lo spazio vissuto: lo studio pedagogico come luogo educativo

In primo luogo, vorrei parlare dello studio Il filo rosso del cuore. Lo studio di Marta si trova in via Tintoretto n. 3, a Parma. Marta è un’insegnante di scuola primaria e una pedagogista che offre consulenze a genitori e ai loro pargoli.

Ma cosa si intende per consulenza pedagogica in senso stretto?


In due parole: offrire la possibilità a un adulto – in particolare un genitore – di confrontarsi su tematiche che riguardano la relazione educativa con il proprio figlio. È un tempo e uno spazio per pensare, riflettere, ridefinire ed estendere i confini, potenziandosi.

Parliamo però dello studio.
Quando sono entrato, ho subito respirato aria di esperienze di vita. Non è un semplice studio con due sedie e una scrivania. Il setting è totalmente immersivo: ogni angolo parla, suggerisce, accoglie. Si percepisce un ventaglio di scelte e di alternative, pensate e curate per i loro destinatari.
A colpo d’occhio si notano infiniti stimoli: materiali, colori, proposte, strumenti, fatiche letterarie e testi per bambini. La creatività irrompe nella stanza, e si comprende che è una delle cifre distintive di Marta. È il suo modo di stare nella relazione, di costruire uno spazio educativo che non imponga, ma che inviti, attraverso la creatività e la creazione.

Per provare a descrivere questo luogo, prendo in prestito le parole della presidentessa onoraria della Fondazione Reggio Children – Centro Loris Malaguzzi ETS:

“Nel progettare luoghi ed esperienze è utile pensare al luogo educativo come a un luogo abitativo. Ciò significa arricchire ogni giorno questo luogo come un laboratorio di interesse; significa selezionare materiali in grado di restituire curiosità e stupore.”

rinaldi,c., in dialogo con Reggio Emilia, ascoltare, ricercare e apprendere, reggio children,2009

Lo studio di Marta è un vero e proprio terzo educatore.
Non solo sostiene, ma abbraccia e accompagna tutto il lavoro pedagogico. È uno spazio che accoglie e guida, che ispira e ascolta. E questo, nella pedagogia, non è affatto secondario.

Le tecniche educative di Marta Tropeano

Non è banale parlare di tecniche. La metodologia, se torniamo al suo significato originario, rimanda a un insieme di regole condivise che, se applicate, conducono a un fine. La metodologia di un professionista è sempre una scelta chiara, visibile.
Quella di Marta Tropeano lo è: utilizzare il gioco, la creatività e l’armonia delle arti per sviluppare le dimensioni dell’affettività e dell’emotività, soprattutto nel bambino.
Anche nell’adulto, certo, ma il focus è sull’infanzia, lì dove tutto nasce e si struttura.
L’esperienza professionale di Marta mi ha ricordato quella di un grande insegnante francese, Célestin Freinet. Il lmaestro procedeva per tentativi ed errori, alla continua ricerca di una risposta alla curiosità insaziabile dell’essere umano. La sua era una pedagogia viva, che si costruiva nel fare, nel tentare, nel “bisogno di procedere alla perenne ricerca di soddisfare la curiosità insaziabile che caratterizza l’essere“.
E anche quella di Marta è una teoria che prende forma mentre si opera, attraverso il gioco.

Ogni tecnica presuppone un materiale, e nello studio pedagogico se ne trovano tantissimi, un contenitore, come lo chiama lei: materiali stimolanti, curati, pensati. Marta è sempre attenta all’innovazione, alla sperimentazione, al legame tra creatività e apprendimento. E questo si riflette anche nelle sue pubblicazioni.

Uno dei lavori recenti di Marta è il libro-gioco “Le stanze del Cuor-Musica”, pubblicato con la casa editrice Le stanze di Lele.
Si tratta di un libro interattivo, nato dall’esperienza laboratoriale che Marta propone alle scuole all’interno del PTOF – Piano Triennale dell’Offerta Formativa degli Istituti comprensivi del territorio di Parma.
L’obiettivo è chiaro: apprendere attraverso l’educazione all’affettività, al rispetto della diversità e all’amore per la natura.

Il libro è scritto a sei mani: l’autrice, l’illustratrice e pedagogista Amelia De Stradis e la musicista Simona Arioli.
È un progetto orchestrato, multisensoriale, che stimola l’apprendimento attraverso i sensi, le emozioni e il corpo. Le illustrazioni, i suoni, i testi: tutto invita il bambino a entrare nel mondo delle emozioni attraverso la corporeità, il movimento e la narrazione. L’adulto è lì, sia nel suo ruolo di Genitore attivo e consapevole, sia nel ruolo di Docente e formatore che propone, attraverso questo testo un percorso esperienziale strategico, mettendo in gioco la propria emotività, la consapevolezza del corpo e, soprattutto un primo passo verso l’alfabetizzazione emotiva . Lascio il link di presentazione del libro nel caso in cui si volesse approfondire.

Uno strumento semplice è lo specchio del cuore. Nel suo libro, Marta propone questo dispositivo potente capace di aprire lo spazio giusto che spesso manca nei luoghi della vita: il tempo dell’emozione. Lo specchio non è un semplice “mi vedo” ma un’opportunità di rallentare, sostare di fronte a se stessi, riconoscersi e, quindi, leggersi dentro. è una tecnica che può essere utilizzata sia in forma laboratoriale, in un gruppo, sia individuale – qualcosa di intimo – dopo un evento emotivamente forte. L’intenzionalità di Marta non è estrarre l’emozione ed elaborarla, ma nel render consapevoli che l’emozione è lì, sta là, esiste. L’emozione ha un nome, un volto, e deve essere legittimata.

Come spiega il professore Matteo Lancini nel suo ultimo testo il quale consiglio vivamente di leggere, noi adulti dobbiamo essere capaci di accogliere e comprendere “così favorendo la necessaria elaborazione e integrazione”

La tecnica dello specchio ci rimanda alla necessità di considerare la scuola, non solo un luogo dove istruire ma che è capace di accogliere il cuore. Perché l’educazione è un fatto integrale “Testa, cuore e mani“.

Un arrivederci e un buon lavoro a Marta

L’invito della collega a visitare il suo luogo di lavoro si è rivelato fruttuoso e stimolante.
Io, che provengo da un ambito completamente diverso, sono rimasto sorpreso e colpito dalle proposte e dalle tecniche che utilizza per affrontare il suo lavoro quotidiano.
Spero sinceramente, un giorno, di poter collaborare con lei nel suo studio.

Nel mio ruolo di educatore e, soprattutto come Consulente Tecnico d’Ufficio nell’ambito della tutela minori, mi trovo ad affrontare tematiche complesse e delicate: fragilità genitoriale, ascolto del minore, protezione e accompagnamento.

In questo senso, ciò che ho visto e respirato nello studio pedagogico di Marta trova una risonanza profonda con la mia pratica: offre la possibilità concreta di lavorare davvero “a misura di bambino”, con strumenti e tecniche che arricchiscono senza pregiudicare l’operato professionale.
Aggiungono quel colore in più che spesso manca in altri contesti, troppo legati alla procedura e poco alla relazione.

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Lupo Alessandro Educatore e Pedagogista
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